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Vicky Iovinella
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estro e rigore.
questo incarna la sintesi della cravatta.

a voler farla entrare di diritto nell’albo dei simboli dell’advertising, la cravatta potrebbe essere una nuova icona. capace di far passare la teoria dei cappelli di De Bono dalla testa alla linea mediana del cuore.

l’icona di un cervello che batte al ritmo convulso dell’ideazione senza scordare le regole del gioco. che partono dalle deadline e arrivano all’utente finale con un solo comun denominatore:
il rispetto.

la mia cravatta, quella che ho rubato a 6 anni dall’armadio di mio padre, è di pelle nera, ambientalista ed esterofila, ligia al dovere e ben propensa a scardinarne i vincoli.

estro e rigore.
questo incarna la sintesi della cravatta.

ogni volta un nodo diverso, ogni giorno una nuova avventura creativa. che senza graffi sulla pelle difficilmente si scrivono biografie degne di nota.

advertising

windsor. come il nodo di cravatta lanciato negli anni '30 e mai tramontato, così si presenta l’advertising per me.

pianificato ancora su mezzi tradizionali e non solo, ha l'aspetto corposo e imponente della professione davanti a cui ci si prostra, con timore reverenziale.

canuto e giudizioso, questo nodo va utilizzato con cognizione di causa e parsimonia solo su camicie dal colletto adeguato e solo nelle occasioni più formali.

come insegna il celebre duca a cui se ne attribuisce l’invenzione che, legenda vuole, non indossò mai cravatte annodate alla windsor.

copywriting

orientale. come il nodo insegnato ai bambini delle elementari nelle scuole lontane da occidente, è per me il mestiere di scrittore per la pubblicità.

sintesi e sprezzo del pericolo, lungimiranza e ossessione per il classico, quello del copywriting è un percorso da visionari, sforna sineddochi, onomatopee e nuove parafrasi d'immaginario collettivo.

come l'orientale si fa partendo dal rovescio della cravatta, il copywriting e’ l’arte di rovesciare il mondo con le parole.

con una cravatta che si scopre sempre corta e un nodo, se mal eseguito, pronto a sciogliersi come neve in primavera.

belove the line

tiro a quattro. come un club londinese per soli gentiluomini o come le carrozze trainate da quattro cavalli.

il below the line, che parte dal buon vecchio direct mailing e finisce nel trade marketing, è uno dei nodi più in voga e conosciuti fino ad oggi.

adatto a tutti i tipi di camicie, è un nodo sottile e semplice da portare, anche se non bisogna per questo considerarlo banale.

il four in hand richiede attenzione, armonia ed equilibrio, come il below the line che è un mondo in cui 4 è il numero di un quartino di stampa e nulla si fa (o si dovrebbe fare) in quattro e quattrotto.

web editing

furono il new york times e il daily telegraph a rivelare che l’autore di cui il nodo porta il nome era in realtà un truffatore.

il nome esatto dovrebbe essere quello di shelby che pare lo usasse 30 anni prima di pratt.

così a incarnare il web c’è il nodo dello scandalo.

online tutti posso dire di tutto, ma non tutto può dire di essere vero. scrivere per il web è forse la forma più ardua di comunicazione odierna.

schietta, concisa, appassionata e diretta.
il web editing è soprattutto libero, come il nodo pratt, che attende senza remore una paternità certa potendo girare il mondo sotto licenza creative commons.

graphic design

il nicky è un nodo nato per caso. un pò pratt, un pò four in hand. un windsor
a metà che si è conquistato solo con
il tempo una sua identità.

elegante e versatile ha un solo vantaggio: si disfa con facilità e non lascia alcun nodo residuo.

come per il nodo orientale, anche nel nicky, bisogna partire dal rovescio. così come il rovescio di un errore è un’arte mai messa da parte il nicky è la quintessenza del mio trascorso da graphic designer.

una passione, quella per le identity, mai assopita. il mio graphic design, più che
un nodo potremmo definirlo un dimple, quella fossetta che dà un tocco in più
a ogni cravatta.

che prima di esser forma soave era seta grezza. e deve alla sua memoria storica tutta la sua sprezzante eleganza.

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